Sopra di me, in me

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Non riesco a capire come mai non ho ancora trascritto su questo blog una delle pagine più belle e commoventi che mai filosofo abbia scritto. Lo faccio ora, anche perché trascriverne le parole, mentre le leggo a voce alta e le faccio risuonare nello spazio (attorno a me) e nella mente (in me), significa rimeditarle ancora e ancora e ancora…

«Due cose colmano l’animo di ammirazione e riverenza sempre nuova e crescente, quanto più spesso e assiduamente sono oggetto di riflessione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me. Entrambi non posso cercarli e meramente congetturarli come se fossero avvolti dalle tenebre oppure come se oltrepassassero il mio orizzonte: li vedo davanti a me, e li congiungo immediatamente con la consapevolezza della mia esistenza. Il primo inizia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed amplia la connessione, in cui io mi trovo, con mondi su mondi e sistemi di sistemi, incommensurabilmente, per giunta nei tempi illimitati dei loro movimenti periodici, delle loro origini e della loro durata. La seconda inizia dal mio Sé invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può avvertire, e con il quale (come peraltro insieme anche con tutti quei mondi visibili, con tale tramite) io riconosco di essere congiunto in una maniera non solo accidentale (come nel primo caso), bensì universale e necessaria. Il primo spettacolo, di una quantità innumerevole di mondi, annulla, per così dire, l’importanza di me in quanto creatura animale che deve restituire la materia da cui si originò al pianeta (un mero punto nell’universo), dopo essere stata provvista di forza vitale per breve tempo (non si sa come). Invece la seconda veduta eleva infinitamente il valore di me quale intelligenza in virtù della mia personalità, in cui la legge morale mi rivela una vita indipendente dall’animalità e persino dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può desumere dal fatto che la mia esistenza sia determinata in senso finale da questa legge, e che tale destinazione finale non sia limitata a condizioni e confini di questa vita, ma vada invece all’infinito».

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