S’io fossi pietra

Busso alla porta della pietra.
– Sono io fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò ed uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

– Non entrerai – dice la pietra. –
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

– Se non mi credi – dice la pietra –
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.

– Non ho porta – dice la pietra.

(da Conversazione con una pietra, Wislawa Szymborska)
immagine: disegno su pietra di Fernandez

Advertisements

Tag: , ,

2 Risposte to “S’io fossi pietra”

  1. rozmilla Says:

    Molto bella.
    Ma difficile interpretazione, anche perché quel ritornello “sono io”, “sono io”, mi richiama la parabola di Rumi (anche se forse non c’entra e non dovrei fare paragoni).
    Nella parabola di Rumi però alla fine lui capisce e smette di ripetere “sono io”.
    Qui invece continua a ripetere “sono io”. E la pietra risponde infine “non ho porta”. Ma ce l’ha una porta, una pietra?
    Poesia triste, senza risoluzione.
    La pietra rimane pietra, e l’io sono rimane io sono.
    Ambiguità: mi fa quasi più tenerezza l’io sono che la pietra. Per quanto la pietra sia saggia e impartisca lezioni sul senso del partecipare. Partecipare a che cosa? All’essere pietra?
    E per quale motivo qualcuno vorrebbe conversare con una pietra?
    Mi piacerebbe sapere come tu la leggi.

  2. md Says:

    @rozmilla
    immagino se ne possano dare letture diverse, ma certo occorre partire dal fatto che la poetessa ha scelto la pietra ed ha insistito sulla faccenda del “partecipare” (vedo dal testo a fronte che il termine polacco è “udzialu”, ma non è che la cosa mi aiuti molto).
    Ho anche riletto la prima parte (quella che ho riportato è solo la seconda metà) per capire se ci fosse qualche elemento in più, la cui omissione rendeva più oscuro o mutilo il testo.
    In effetti mii sono accorto che non avevo riportato i due versi che più di tutti mi avevano colpito la prima volta che l’avevo letta:

    “Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
    ma tutto il mio interno è girato altrove”

    (è la pietra a parlare)
    – che trovo bellissimi, e però sconsolanti.
    D’altro canto, è l'”io sono” che vuol conversare, immagino che alla pietra non passerebbe mai per la testa, che pure non ha, di farlo. E magari al posto della pietra ci si può mettere qualunque “altra” cosa (compreso forse l'”io sono”), come del resto ci testimoniano i rinvii alla foglia o alla goccia d’acqua.
    Quella chiusa mi ha poi fatto venire in mente Leibniz, e le sue monadi, che non hanno porte né finestre…
    Insomma, la cosa si fa ancora più oscura e intricata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: