Il batticuore per l’umanità e lo spirito del mondo

Avevamo ragione noi, in quel luminoso e tragico luglio 2001. Su tutta la linea. E, come sempre, aveva ragione anche quel rompicoglioni di Hegel. Ed è ancora più chiaro a distanza di (rispettivamente) 10 e 204 anni. Le ragioni di quel movimento (il primo vero movimento globale, a dispetto del nome) sono ancora tutte qui, aperte e squadernate davanti ai nostri occhi increduli e sbarrati – e riempiono (almeno a parole) le agende di politici e governi (compresi quelli che ci hanno sparato addosso), del tutto incapaci non dico di risolvere ma nemmeno di affrontare seriamente i nodi che la ragione e le ragioni avevano fatto emergere.

Però Hegel, che pure aveva una inconfessabile attrazione per le rivoluzioni (“splendide aurore”),  ci avverte che il corso del mondo (e la sua ragione, il suo essere pervicacemente reale-razionale) fa spesso a pugni con le anime belle che lo vorrebbero un po’ più somigliante ai loro soggettivi desideri. Ne discute a lungo, aggrovigliandosi un po’ nel suo linguaggio criptico e gergale, in alcuni celebri paragrafi della Fenomenologia dello spirito, che non è il caso qui e ora di analizzare, ma che certo sanno evocare molto bene la sostanza del conflitto in corso.
Con riferimenti letterari e filosofici mai esplicitati (il Faust di Goethe, il bene comune di Rousseau, l’eroismo di Schiller, l’idealismo utopico e inconcludente di Don Chisciotte), mette in scena quel conflitto epocale tra piacere e necessità, legge del cuore e delirio della presunzione, virtù e corso del mondo che si ripresenta ogni volta che gli individui (più o meno organizzati) tentano di forzare e cambiare le cose. Scatta cioè ad un certo punto la molla per cui qualcuno decide che la “legge del cuore” deve contraddire alla necessità di ciò che è dato, dandosi così “la serietà di un alto fine”: “serietà che cerca il suo piacere nella rappresentazione della sua propria migliore essenza e nella produzione del benessere dell’umanità“.
Ma questo “batticuore per il benessere dell’umanità” (espressione meravigliosa che in tedesco suona Das Herzklopfen für das Wohl der Menschheit) rischia sempre di impazzire, di smaniare, di produrre una “generale guerriglia” che riproduce all’infinito (e a vuoto) la frattura tra virtù e corso del mondo, col rischio di un “pomposo discorrere del bene supremo” per cui alla fine “simili essenze e fini ideali si accasciano come parole vuote che rendono elevato il cuore e vuota la ragione”; ma, soprattutto, con il rischio che “simili elevate essenze edificano, ma non costruiscono”. Insomma, i soggetti-anime belle si troverebbero alla fine a declamare i loro nobili fini, edificanti solo per sé, ma che restano sulle bocche e nei cuori senza farsi carne e sangue della storia – e cioè quell’universale concreto, in sé e per sé, lo spirito del mondo in marcia, “a cui gli individui servono solo come mezzo per il suo progresso”, il cui “lamento per l’irrealizzabilità degl’ideali” gli è del tutto indifferente.

Che cosa sia rimasto di quello spirito è difficile dire: tutto (in termini di virtù, cuore, gioia di vivere e intenzioni), quasi niente (in termini di realizzazioni concrete). D’altra parte solo 50 giorni dopo il G8 di Genova (di per sé un atto di guerra, se è vero che è stata, come ritiene Amnesty International, “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, ma com’era di per sé evidente, fin dai fatti di Napoli del 17 marzo di quello stesso anno) – sul finire di quella stessa estate la mannaia della prima guerra globale si abbatteva su ciò che del movimento rimaneva. Ashes to ashes – le ceneri che si levarono a New York, le macerie e le centinaia di migliaia di corpi sventrati in Afghanistan, a Baghdad, a Gerusalemme, in diverse capitali europee e del mondo.
Ma lo spirito (poco incarnato) è ancora tutto lì. Marxianamente spettrale più che mai. Le ragioni – la ragione – batte ancora da quelle parti.
Resta il fatto che, a dispetto di cricche, banche e potenti (il dannato, ma non certo necessario corso del mondo), i ragazzi di Genova, gli indignados, le moltitudini arabe, e tutti gli incazzati di questa terra, hanno ragione. Stavo per dire: “da vendere” – se non fosse che la questione dirimente sta proprio lì: non tutto è disponibile alla mercificazione, non tutto è privatizzabile (per la verità, a rigore, nulla lo dovrebbe essere). Insomma, l’eresia del comunismo (che oggi va più di moda chiamare “comune”) s’insinua ancora nell’ordine apparentemente ferreo della proprietà.
Ecco perché ha ancora senso evocare la ragione di chi alza la testa e chiede conto ai signori che imperterriti continuano a conficcare paletti e a proclamare “questo è mio!”. Una ragione speculare a quella speculativa del filosofo di Prussia, apologeta del Weltgeist, dello spirito del mondo, tanto che la sua opera, e in primo luogo la Fenomenologia dello spirito, può essere letta come una vera e propria fenomenologia dello spirito globale in anticipo. A patto di espellere la pretesa reductio ad unum del Geist (uno spirito un po’ troppo euro-germano-centrico per non destare sospetti), e di farne davvero uno spirito del mondo moltitudinario, plurale e non omologabile ad alcuna potenza esterna (terrestre o celeste o immaginaria che sia).

Ed ecco perché desidero ricordare Genova, quei giorni, quelle moltitudini, l’anima bella (involontariamente tragica e schilleriana) di Carlo Giuliani – ragazzo e fratello; e con lui tutti i massacrati e i torturati dalla canaglia di stato e dai loro burattinai in doppio petto, schierati ancora tutti lì, sulle loro comode poltrone; e però mi piace farlo non con lo slogan allora in voga “un altro mondo è possibile“, ma con quello zapatista, ben più vicino allo spirito che soffiò forte da Seattle a Genova:  “un mondo in cui molti mondi sono possibili“. Con l’auspicio che il “batticuore per il benessere dell’umanità” – e di tutti i viventi – si faccia assordante su tutto il pianeta.

***

Nota bibliografica. Le citazioni da Hegel provengono da:
Fenomenologia dello spirito, parte V “Certezza e verità della ragione”, sezione B “L’attuazione dell’autocoscienza razionale mediante se stessa”
Lezioni sulla filosofia della storia, “Introduzione generale”, par.1-e, “Il fine ultimo”; parte IV, sez. III, cap. 3 “La rivoluzione francese e le sue conseguenze”.

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12 Risposte to “Il batticuore per l’umanità e lo spirito del mondo”

  1. Vincenzo Cucinotta Says:

    Bah, ti dirò per un anti-idealista come me, che il reale sia razionale di hegeliana memoria lo traduco così.
    Hegel, come tutti gli idealisti, assume il pensiero come realtà, dimenticando stranamente la natura antropica dello stesso linguaggio. Poichè ignora pertanto lo scarto intrinseco ed ineliminabile tra realtà e linguaggio, finisce per identificare il reale con il nostro discorso sul reale.
    Se viceversa si accetta che il nostro discorso si riferisca al discorso stesso (che cioè tutto avvenga all’interno dell’universo simbolico associato al linguaggio), allora si capisce che Hegel afferma una cosa ben più ovvia e certo condivisibile, che la struttura del pensiero non può non essere logica, ovvero razionale. Non è insomma la realtà ad essere razionale, ma il nostro discorso sulla realtà: da questo punto di vista, non gli si può dare certo torto.
    Personalmente, per evitare la confusione tipica degli idealisti, preferisco distinguere tra concetto di vero e concetto di reale, in quanto il vero è tutto interno al discorso.
    Pertanto, potrei parafrasare Hegel dicendo che il vero è razionale, o forse più appropriatamente che il vero è logico e non può che esserlo.

  2. rozmilla Says:

    Sai Md., cosa mi è venuto in mente leggendo questo post? Te lo dico.
    Che forse le anime belle potrebbero fare una bella rivoluzione …

    A proposito, hai visto che da qualche tempo ho aperto un blog?
    Puoi venirci, se ti va …. sei, e sarai sempre benvenuto.
    Sì, lo so, vi avevi fatto un salto qualche settimana fa, e io ti ho risposto in un modo che forse ti è parso strano, o burbero, o irrispettoso, non so … se è così, se per caso in qualche modo senza volerlo ti ho ferito, ti chiedo scusa. Non era nelle mie intenzioni.
    Devi aver pazienza coi soggetti che come me a torto o a ragione si sentono un po’ creativi. Infatti erano in corso una serie di elaborazioni, che poi ho tracciato in un post successivo, ( http://rozmilla.wordpress.com/2011/07/16/viagio-in-1%c2%b0-classe-parte-prima/ ) dove descrivo la cosa in forma di una specie di rappresentazione.
    Niente di che, forse banale e anche un po’ infantile, lo so, giusto appropriata per un pubblico dell’asilo o delle scuole elementari e non di più. Anche se in realtà non vorrei mai mettere le mie parole in bocca ai bambini, o che dei bambini imparassero a memoria una cosa come quella per ripeterla a pappagallo. No, non è questo il tipo di teatro che mi piacerebbe ascoltare. Preferirei che i bambini possano scoprire e inventare da soli le loro parole. Sai come diceva Gaber, Non insegnate ai bambini la vostra morale … sì, è così. E a dire il vero non ho mai dubitato nemmeno per un minuto che tu veda la cosa allo stesso modo. Anche perché so quanto ami i bambini.
    Tornando al post di oggi, la cosa che ho ancora da dire è che vorrei che ogni madre possa ritrovare tutti i figli sempre vivi, e integri, ogni giorno nella Plaza de Mayo.
    Ciao Mario, a presto
    Milena

  3. md Says:

    @rozmilla: e allora facciamola!
    (sì che ti leggo, cara rozmilla! sai bene che son sempre stato un ammiratore del tuo modo di scrivere e di narrare…)

    @Vincenzo: vecchia diatriba questa! (che ogni tanto riprendiamo). Direi che Hegel non dimentica affatto il linguaggio, anzi è proprio una delle modalità fondamentali attraverso cui quel che lui definisce “spirito” (e cioè l’intero processo culturale) si esprime.
    A proposito della distinzione tra realtà e verità, o realtà e logos (cioè pensiero cioè discorso cioè linguaggio), forse lui obietterebbe alla tua affermazione “preferisco distinguere tra concetto di vero e concetto di reale” replicando che, guarda caso, hai utilizzato “concetto” per entrambi i termini, il che implicitamente significherebbe dargli ragione – non si esce, cioè, dal mondo concettuale nemmeno quando si tocca un oggetto, poiché quanto il “toccare” quanto l'”oggetto” sono momenti fenomenici dell’attività spirituale…

  4. elio Says:

    Per me, uno dei tuoi post più belli.

  5. rozmilla Says:

    condivido, uno dei suoi post più belli.

  6. Francesco Says:

    Niente male l’idea della rivoluzione delle anime belle..

  7. Carlotta Says:

    allora bisogna aggiungere Lukànikos….:-);

  8. Vincenzo Cucinotta Says:

    @MD
    A patto di trarre lo spirito fuori dall’universo linguistico, il trucco c’è e si vede 😀

  9. vincenzo russo Says:

    Lasciate perdere il mondo materiale e un’illusione virtuale ,costruita con numeri immaginari.
    In merito ai neutrini che viaggiano più veloci della luce:
    La mia teoria unificata dell’universo fisico e mentale: Il tachione il dito di Dio ,disponibile sulla pagina web http://www.webalice.it/iltachione , prevede quanto segue.
    La vera velocità della luce si potrebbe misurare solo nel vuoto assoluto dove sarebbe addirittura infinita, così come fu per un istante nella fase inflazionaria del Big Bang .
    Quella raggiunta dai neutrini nell’esperimento del CERN è superiore solo a quella della luce attuale ,perché i neutrini interagiscono molto meno ,con l’energia diffusa nello spazio tempo.
    In pratica i neutrini viaggiano come se fossero in un vuoto più rarefatto di quello intergalattico ,trovandosi come in uno stato di temperatura inferiore ai tre gradi K della radiazione residuata dal Big Bang.
    Sono neutri alla carica elettrica di calore ,residuata nello spazio tempo intergalattico e a quella degli elementi materiali e dell’atmosfera ,che è composta di alcuni di essi elementi.
    Viaggiano nell’energia oscura come materia oscura.(leggi energia fredda e materia fredda). Viaggiano stando già fermi e presenti in ogni luogo dello spazio tempo. Il tempo misurato è quello necessario a rilevarli. Ovvero è il tempo che occorre alla mente per indicarli partiti dal Cern e giunti al gran Sasso. Sono tachini materiali ,letti dai tachioni mentali ,come loro casi particolari.
    I fotoni viaggiano invece nello spazio tempo visibile ,che non è a zero gradi assoluti e interagiscono con la radiazione residua del Big Bang .
    Pertanto interagendo con l’energia di fondo anche negli spazi intergalattici rallentano, non potendo divenire superluminali in un Universo già illuminato.
    Per motivi identici gli elementi non possono superare la velocità della luce poiché diverrebbero troppo caldi ossia tenderebbero ad avere una massa infinita.
    I neutrini viaggiano invece nelle condizioni di un super conduttore più freddo dell’energia di fondo .
    Infine tra il Cern ed il laboratorio del gran Sasso la luce interagisce anche con l’atmosfera ,ed è già noto che negli elementi chimici la luce rallenta.
    Ora necessita che ai fisici si affianchino i filosofi ,per dipanare le incongruenze tra la relatività di Einstein e la fisica quantistica.
    I neutrini compiono un tragitto più breve di spazio freddo e contratto, la luce deve seguire la curvatura terrestre alla temperatura dell’atmosfera .
    In pratica raffreddandosi i neutrini accelerano perdendo massa.
    Saluti ad HEGEL e alle rivoluzioni di sangue e di classe.
    La vera rivoluzione è questa della fisica e della filosofia della Mente.

  10. md Says:

    “Cce centra lu culu culle quattru tempure?”, come dicono i salentini…

  11. vincenzo russo Says:

    Centra centra e te va pure n’c. (n’capa), comme dicene a Napule.
    Se i giovani lasciano perdere quei due istigatori d’odio ,che furono e sono Hegel e Marx ,per studiare scienza ,troveranno lavoro e soddisfazione nella vita e non una sorte da barboni nei centri sociali.

  12. md Says:

    Signor Russo, direi a questo punto di piantarla qui. Siccome 1) mi pare sia piuttosto lei a continuare a spargere odio e veleno a piene mani (insieme ad un incontenibile mare di cazzate) e ad aver assunto la funzione di guastatore; 2) il giradischi si è incantato ed insiste ormai da alcuni mesi sullo stesso solco, quale che sia l’argomento discusso; 3) nessuno in questo blog smania dalla voglia di dialogare con lei; 4) come le avevo già detto a suo tempo non sono ancora così ecumenico; 5) ma più banalmente ho altro da fare che stare a seguire i suoi sproloqui (poiché leggo tutti i commenti) –
    ebbene, per questi (e per altri motivi che non sto a specificare) direi che da oggi la sua presenza qui è sgradita, e dunque i suoi commenti finiranno dritti dritti nell’unico luogo dove è bene che stiano, cioè nel cestino.
    Buona fortuna per i suoi scritti eleatico-pitagorici, la sua scienza unificata, i suoi tachioni e dita divine, e tutto il resto (che non avrà certo bisogno di questo blog per propagandare)!

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