La filosofia in 100 tweet (con una postfazione)

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0. Serve la filosofia a vivere meglio, ad esser più felici, o non piuttosto a tormentarci? Lo scopriremo, forse, al 100° tweet

1. Mileto VI sec a.C. Il lògos, ragione che argomenta, soppianta il mito, storia che affabula. D’ora in poi non si crede, si pensa!

2. Sapienti ossessionati dall’origine e dall’ordine del cosmo: arché, principio stabile da cui le cose fluiscono

3. Talete individua l’arché nell’acqua – fonte di vita, di civiltà, di comunicazione tra gli umani. La natura al centro di tutto

4. Anassimandro contraddice Talete: principio di ogni cosa non può essere un elemento fisico bensì apéiron, l’illimitato

5. Anche ad Anassimene l’acqua sta stretta: l’aria è arché più sottile. Rarefazione e condensazione ciclo della natura

6. Pitagora immagina una realtà fatta di numeri, forme, teoremi, ordine geometrico. Quantità astratte, prima che qualità sensibili

7. Senofane irride a dèi antropomorfi (fossimo animali, zoomorfi). Vi è un unico dio-tutto-intero, né umano né animale

8. Parmenide vs tutti: sola verità immutabile è quella che dice “l’essere è il nulla non è”. Nascere, perire, mutare nomi illusori

9. Eraclito: unità degli opposti→dai contrasti armonia→fluire perenne delle cose→essere e nulla mischiati. Guerra ragione di tutto?

10. Empedocle: la realtà è plurale, fatta di 4 elementi + 2 principi opposti, amore e odio (attrazione/repulsione) a governarli

11. Anassagora è il primo a ipotizzare che un principio intelligente (noûs) governi le cose. Ci sarà un piano dietro?

12. I sofisti sparigliano i giochi. Protagora primo relativista: l’uomo-misura di tutte le cose. Uomo cangiante, cose cangianti

13. Gorgia pare sragionare: nulla è, anche se fosse sarebbe insensato, e comunque avrebbe senso solo per me. Potenza del linguaggio

14. “So di non sapere”, “Conosci te stesso”: Socrate apre una nuova fase della filosofia, quella dell’interiorità e della coscienza

15. Socrate è una torpedine: solo la critica, il dia-logo, la ricerca comune e ostinata aprono la strada alla verità universale

16. Democrito: realtà fatta di atomi, nascita per aggregazione morte per disgregazione, dominio di caso e forze meccaniche

17. Platone spacca il mondo in due: sopra le idee, il bene, il bello, il vero; sotto i corpi, la materia, l’errore, l’imperfezione

18. Platone pensa che a governare debbano essere i filosofi. Individui, passioni e stati controllati dalla ragione

19. Diogene il cinico piscia come fanno i cani su sapienti e cittadini. Solo la natura non mente. Unica patria è il cosmo

20. Aristotele ha del prodigioso: prendete qualsiasi cosa esista o si muova e lui – stupito – l’ha studiata, analizzata, catalogata

21. Secondo Aristotele gli umani oscillano tra l’esser bestie e dèi. Animali politici e meta-fisici destinati a saggezza – forse

22. Pirrone fondatore dello scetticismo e primo antifilosofo: meglio rinunciare a ogni opinione e teoria per vivere tranquilli

23. Epicuro trova i farmaci per la felicità: nessuna paura di morte e dèi, piacere come assenza di dolore, desideri minimi

24. Stoicismo. Vita e universo sono retti da lògos – ragione e necessità. Saggio chi lo accetta e vive libero da passioni

25. Plotino mette in alto l’Uno da cui tutto emana. Il monaco-filosofo fugge dal mondo e si rifugia nell’estasi contemplativa

26. Con Agostino la filosofia si cristianizza – o il cristianesimo si filosoficizza? L’uomo interiore è destinato alla città di Dio

27. Anselmo: prova ontologica dell’esistenza di Dio. Cioè: penso Dio, l’essere perfettissimo, che non lo sarebbe se non esistesse

28. Averroè maggior filosofo arabo. Commenta e salva Aristotele dalla deriva mistica. Autonomia della ragione dalla fede

29. Tommaso decreta la superiorità della fede sulla ragione: filosofia è serva della teologia. Aristotele servo del cristianesimo

30. Occam ritiene incompatibili fede e ragione. Famoso per aver sfoltito a colpi di rasoio idee, concetti e teorie immaginarie

31. Cusano apre le porte all’infinito: Dio coincidenza di opposti, universo senza centro, tutto in tutto, uomo microcosmo

32. L’uomo di Pico della Mirandola è degno proprio perché camaleontico, proteiforme, indefinito – libero di plasmare se stesso

33. Niccolò Machiavelli svela l’essenza e i segreti del potere – e dunque, contemporaneamente, la possibilità di rovesciarlo

34. Copernico assesta il primo duro colpo all’antropocentrismo: la terra e l’uomo non sono più il centro del cosmo

35. Erasmo da Rotterdam elogia la pazzia umana – l’elemento libero e vitale contro ogni fanatismo, superstizione, dogmatismo

36. Montaigne cambia il modo di intendere il pensiero: partire da sé per conoscere l’altro. Ma tutto è vano e relativo

37. Telesio rimette la ragione al centro della natura – che deve essere indagata con principi interni. Torna così all’arché greca

38. Giordano Bruno concepisce un Dio troppo eretico, panteista ed infinito per non rischiare la pelle. E la chiesa lo brucia vivo

39. La natura confesserà i propri segreti sotto tortura: Bacone inaugura la rivoluzione scientifica – ma gli mancano i numeri

40. Galilei i numeri ce li ha: o meglio, li legge nell’universo, il gran libro scritto in lingua matematica. La natura è meccanismo

41. In galera – dove rimarrà per quasi 30 anni – Campanella sogna la città del sole: unità di natura, scienza e religione

42. Cogito ergo sum-penso dunque sono: Cartesio riconduce al soggetto ogni forma di conoscenza. Nell’io il metodo chiaro e distinto

43. Realtà fatta di due sostanze: una pensante (res cogitans) una materiale (res extensa). Uomo scisso in corpo e anima

44. Il materialista Hobbes fonda in modo brutale la filosofia civile: in natura gli umani si sbranano come lupi, meglio uscirne

45. Ma lo stato per funzionare deve avere un potere assoluto sui suoi cittadini-sudditi. Così come su ogni fede. Un Leviatano!

46. Pascal è uno straordinario miscuglio di spirito geometrico e religiosità. La razionalità non esaurisce il problema umano

47. Spinoza: Dio è natura e si manifesta in infiniti modi, qui e ora. Ogni sua espressione ha assoluta necessità di esistere

48. Piacere dolore desiderio base di tutte le passioni. La via spinozista della conoscenza conduce a libertà beatitudine serenità

49. Malebranche complica le cose e le cause: ogni occasione è buona perché Dio si intrometta. Lui detta legge, non natura

50. Bayle diffida di ogni ortodossia, sia religiosa sia filosofica: meglio l’uso critico (e un po’ scettico) della ragione

51. Locke sostiene che le nostre zucche son vuote – tabula rasa: la conoscenza proviene dall’esperienza sensibile

52. Locke 2: lo stato sorge a difesa di proprietà, vita e libertà degli individui – diritti inalienabili. Vs Hobbes potere non assoluto

53. Leibniz tenta una poderosa ed equilibristica sintesi tra misticismo e logica, fede e ragione, teologia e filosofia

54. Realtà fatta di monadi – centri energetico-spirituali pulsanti di vita, infiniti specchi diversi di un unico universo infinito

55. Newton concilia scienza e Dio: osservare la natura e le sue meraviglie ci fa supporre un’intelligenza infinita = deismo

56. Vico: verum factum, sappiamo ciò che facciamo. Dunque, molto più conoscibili la storia e le sue leggi che la natura

57. Il vescovo Berkeley psicologizza la conoscenza: esse est percipi, le idee son solo nella mia testa. Fuori soltanto fenomeni

58. Hume mette in crisi ogni sapere assoluto: le idee di causa, anima, sostanza sono frutto di credenze e abitudini

59. Montesquieu studia le società come se fossero oggetti naturali: tutte seguono la ragione, ciascuna il proprio esprit ambientale

60. Voltaire pensatore-simbolo dell’illuminismo: la ragione debella i pregiudizi, ma necessita della fiaccola dell’esperienza

61. Rousseau sogna il ritorno alla natura – comunità egualitarie dove sia bello vivere, lontani da ogni forma di alienazione

62. Adam Smith ha fiducia nell’istinto sociale: ma ci si arriva solo attraverso il naturale impulso all’arricchimento individuale

63. Kant pone 3 domande: cosa posso pensare? cosa devo fare? cosa mi è lecito sperare? La risposta non è là fuori, ma qui dentro

64. Kant: uso corretto della mente = scienza ed esperienza; uso eccessivo = oceano della metafisica nel quale ci si perde

65. Idealismo di Fichte: il soggetto non si fa dominare dalle cose. L’Io è libero di produrre il proprio mondo spirituale

66. Idealismo di Schelling: sintesi di libertà e necessità, soggetto e oggetto, arte e natura. Assoluto è la loro indistinzione

67. Per Hegel reale e razionale coincidono: il senso di ogni cosa si mostra nella storia umana. Storia insieme tragica e luminosa

68. Il sistema hegeliano: idea (struttura logica della realtà), natura (l’idea che prende corpo), spirito (l’idea che si conosce)

69. Schopenhauer: il mondo come rappresentazione – cioè filtrato e ordinato dalla nostra mente (vedi Kant: spazio, tempo, causa)

70. Il mondo come volontà – ma noi siamo anche corpi, non alate teste d’angelo: flusso naturale, irrazionale e insensato di istinti

71. Kierkegaard: nessuna ragione ci salverà. L’uomo-singolo-è solo nell’universo, e soltanto la fede può (forse) guarirne l’angoscia

72. Feuerbach: la religione è proiezione di aspirazioni e desideri umani. Non Dio crea l’uomo, ma l’uomo Dio. Umanesimo

73. Marx-Engels-materialismo storico: gli umani edificano con il loro lavoro società, teorie, divinità da cui si fanno poi dominare

74. Marx: uscire da alienazione e necessità = riappropriarsi collettivamente del proprio lavoro, farne attività libera e cosciente

75. Comte: 3 stadi della conoscenza – teologico, metafisico, positivo-scientifico. Solo l’ultimo sa vedere e prevedere

76. Stuart Mill migliora l’utilitarismo di Bentham: maggior felicità per il maggior numero dipende da quale, non solo da quanto

77. Con le sue scoperte bioevolutive Darwin sconvolge l’assetto psicologico di homo sapiens – non più al centro di alcunché

78. Nietzsche filosofa col martello e fa a pezzi metafisiche e religioni che coprono la nuda realtà: siamo corpi e vita, non idee

79. L’Übermensch – oltreuomo – abbandona il territorio delle certezze e dal nulla del nuovo orizzonte trae ogni significato

80. Freud scoperchia l’inconscio: che cosa si nasconde nei sogni, negli impulsi sessuali, nei desideri più inconfessabili?

81. Dilthey: in natura agiscono cause, nella storia scopi e motivi. Scienze dello spirito e fatti sociali indagabili dall’interno

82. Mach dissolve ogni essenza: i corpi sono formati da flussi di sensazioni. Lenin materialista attacca il suo empiriocriticismo

83. Husserl rifonda la filosofia come fenomenologia: sospendere ogni dato e risalire all’intuizione pura della coscienza

84. Con Peirce entra in scena la filosofia americana: pensiero e conoscenza vengono intesi come funzioni operativo-pragmatiche

85. Ma è James ad incarnare il pragmatismo: la volontà di credere domina sensi e ragione. E il cuore influenza persino la scienza

86. In Bergson scienza e filosofia convergono: la vita è un’onda immensa che si evolve, fino al salto brusco della libertà umana

87. Croce vuol fare l’hegeliano più di Hegel: toglie di mezzo la natura e fa cominciare lo spirito da se stesso, in modo circolare

88. Sii atto! – è il motto di Gentile, che trova nel pensiero pensante il principio unificatore di ogni cosa (pure del fascismo)

89. Wittgenstein: mondo=totalità dei fatti (non delle cose)=immagine logica=pensiero=linguaggio=proposizioni sensate=verità

90. Non è dicibile né pensabile ciò che eccede il linguaggio: la metafisica è il regno mistico del silenzio. Meglio vivere e tacere

91. Neopositivismo di Carnap: metodo logico e analisi linguistica per unificare il sapere e dissolvere la metafisica

92. Heidegger enfatizza l’essere-il linguaggio-il destino: siamo gettati-inautentici-abitati da potenze metafisiche-perfino naziste

93. Jonas: pensare un’etica all’altezza della tecnica e della bioepoca. Principio-responsabilità anziché speranza (contro Bloch)

94. Jaspers sperimenta la filosofia esistenziale e psicopatologica del naufragio: scacco, colpa, limite – essere inafferrabile

95. Sartre: libertà è “rinculo” e nientificazione del mondo. Immaginare umani in divenire, non seriali e dati una volta per tutte

96. Gramsci marxista creativo mette al centro le sovrastrutture: consenso, mentalità, egemonia culturale – dal carcere fascista

97. Rivoluzione scientifica di Einstein ed epistemologica di Popper: scientifico è solo ciò che è falsificabile. Viva l’errore!

98. Francofortesi: critica della ragione illuministica e strumentale che si rovescia in dominio totalitario su mondo, natura, umani

99. Pensiero femminista e delle differenze: sputare su Hegel e sul fallogocentrismo. Non un soggetto ma una moltitudine in divenire

100. Migliaia di pagine teorie pensieri idee più o meno astruse non esauriscono il mistero umano e cosmico. Figuriamoci 100 tweet!

***

La filosofia corre (anche) sulla rete.
Mai come in questi ultimi anni si sta cercando di divulgare e di diffondere il verbo filosofico in luoghi inusitati e attraverso canali innovativi, lontani dalla tradizione accademica. Se già Marx aveva provato a mondanizzare le astratte speculazioni filosofiche, e un secolo dopo l’onda contestataria del Sessantotto ha cercato di condurre fuori dalle aule universitarie il pensiero critico, schierandolo e facendolo manifestare per le strade e le piazze del mondo, l’avvento nel XXI secolo dell’era digitale e dell’ipercomunicazione parrebbe costituire un altro snodo epocale per il destino della filosofia.
Ed ecco allora un brulicare di feste e festival filosofici, barbuti ed accigliati pensatori affacciarsi dagli schermi dei talk show televisi, conferenze filosofiche e dibattiti gremiti di pubblico, aperitivi e caffé filosofici, persino filosofia con i bambini… per non parlare della rete: blog, sezioni e portali sempre più ampi di wikipedia, pagine facebook, profili twitter dedicati alla divulgazione e alla discussione (talvolta alta) di tematiche filosofiche. Un po’ perché le strade e le piazze di ieri sono migrate e confluite in questi luoghi virtuali, un po’ perché il bisogno di filosofia si è fatto urgente e si è allargato a platee un tempo impensabili.
Le emergenze planetarie, la globalizzazione, il caos (non maoisticamente eccellente) che regna sotto i cieli (e nelle teste), la rovinosa caduta di idoli un tempo venerati, miti, certezze, fedi (ed il parallelo risorgere di nuove ideologie, magari innervate dal sentimento diffuso della paura) – tutto questo, ed altro ancora che magari ci sfugge nonostate la potenza analitica del pensiero, ha ingenerato un rinnovato bisogno di filosofia, che è poi l’esigenza (se non addirittura la necessità sociobiologica) di capire e di dotarsi di qualche strumento in più, ai fini della comprensione del mondo ipercomplesso nel quale siamo immersi.
Chi allora più dei filosofi e che cosa più della filosofia per cercare di chiarificare, mettere ordine, stabilire gerarchie causali, tentare (à la Wittgenstein) di raccapezzarsi?
Eppure la filosofia non è una medicina granché adatta a placare le ansie, essendo semmai un’ansiogena messaggera di ulteriori dilemmi e tribolazioni della mente. Ciononostante filosofi e filosofie hanno il vento in poppa, fanno tendenza, sono à la page, ed incutono ancora nel popolo o tra le masse (come si sarebbe detto un tempo) stima, autorevolezza, rispetto – quel che manca di sicuro ai politici, anche se potrebbe trattarsi di una fede mal riposta.
E con questo “bisogno di filosofia” chi, a diverso titolo, la pratica, la studia o se ne occupa, non può non fare i conti. Certo, può anche continuare a starsene lassù, nelle alte torri d’avorio d’un tempo e ritenere (come è successo per secoli) che il pensiero filosofico sia cosa per pochi, che non è certo fatto per la moltitudine o la massa di plebei. E che l’opera divulgativa è tempo (e fiato) sprecato.
Vero è che la filosofia non si spalma sul pane come la marmellata: pur prendendosela con gli aristocratici del sapere (che intuivano la verità come se si trattasse di un colpo di pistola), e dunque ritenendo implicitamente che la filosofia sia tanto seria da non poter non riguardare tutti gli umani, in quanto dotati di cervello e di spirito, lo stesso Hegel avverte che il cammino filosofico è duro e difficile, punteggiato com’è dai “cardi della metafisica” e dalla “fatica del concetto”. D’altro canto, ci avverte anche Rousseau, pensare è contronatura, non si tratta di un gesto così automatico ed istintivo.
E allora, se tutto ciò è vero, come coniugare il “sistema filosofico” col frammento comunicativo, l’ampollosità del raziocinio con l’istantaneità di un tweet, l’agone ed il pòlemos dell’antica sapienza greca con la fulmineità dei commenti su un social network? Insomma, come far entrare un armamentario così poderoso e complesso e sedimentato qual è la tradizione filosofica entro canali così liquidi (per non dire aerei) e dispersivi come sono quelli della rete?
È vero, in rete si può anche costruire un’immensa (e potenzialmente) infinita enciclopedia delle scienze filosofiche, riversare tutti i testi e i pensieri dei filosofi vissuti finora, ed innescare un altrettanto infinito dibattito tra tutti i volenterosi e curiosi, neofiti o meno, amanti di sophìa. Ma non si tratta soltanto di un trasferimento da supporti cartacei (od orali) a supporti virtuali: in realtà è probabile che si stia assistendo ad una mutazione profonda, oserei dire antropologica, dello stesso modo di pensare, di concepire il sapere, la memoria e il loro rapporto con la vita e la quotidianità.
Ed è proprio un filosofo ottuagenario a dirlo e a salutare questo rivoluzionario cambio di paradigma cognitivo con iconoclastico entusiasmo: nel pamphlet Petite Poucette (malamente tradotto in lingua italiana con il titolo Non è un mondo per vecchi) Michel Serres dà l’addio, senza alcuna apparente nostalgia, alla cultura cartacea, alla dittatura dei professori e persino all’epoca dei concetti – e dunque al proprio mondo, prospettandone uno radicalmente nuovo che si affaccia, così come succede nella Fenomenologia dello spirito a proposito dell’avvento di nuove ere, che appaiono all’improvviso, d’un lampo, dopo che le vecchie erano state prese da “noia” e “fatuità”, e si erano andate “sbocconcellando” e “dissolvendo brano a brano”.

Per scendere finalmente al nostro (anzi, al mio modesto) particulare, dopo un’esperienza quasi decennale da blogger filosofico, e pur rilevando periodicamente alcune difficoltà e contraddizioni del fare filosofia con strumenti così dissimili da quelli tradizionali, ho voluto spingere un po’ più in là l’immaginazione e la sperimentazione e provare ad usare quello che, almeno apparentemente, è il social meno filosofico che ci sia, ovvero Twitter. Non perché non si possa scrivere di filosofia utilizzando 140 caratteri per volta (che, dopotutto, sarebbero adatti ad accogliere i frammenti presocratici così come le illuminazioni aforistiche di Nietzsche, se non addirittura le proposizioni dell’etica spinozista), ma perché non è chiaro dove questo twittare episodico vada poi a depositarsi e sedimentarsi, che cosa produca in termini oggettivi (e soggettivi), come si strutturi in un discorso filosofico dotato di senso. E poi a che scopo?
Insomma, c’è il rischio che si cinguetti al vento (d’altro canto anche scrivere una summa filosofica di un migliaio di pagine potrebbe andare a sbattere contro la glaciale indifferenza cosmica).
Ma la sto tirando in lungo (del resto potrebbe trattarsi di una rivincita psicologica contro le catene delle 140 caselle disponibili): l’immaginazione di cui parlavo poco fa mi ha portato ad immaginare, appunto, una microstoria della filosofia in 100 tweet.
Ma perché 100 e non 120 o 80? A parte la simbolicità (e rotondità) del numero 100, mi è parso aprioristicamente ragionevole costruire un percorso sintetico del pensiero filosofico che racchiudesse, grosso modo, i filosofi (o le correnti filosofiche) più “importanti” (parola pericolosa, lo so) e rappresentativi del pensiero occidentale. 30 + 30 + 30 (classica tripartizione antico-medioevale, moderna e contemporanea) mi è parso un numero ragionevole, con una decina di tweet “di scorta” per raccordi o sottolineature per i filosofi più importanti al quadrato. Insomma sto svelando come dietro l’apparente spontaneità dell’emissione quotidiana di un tweet (l’idea era infatti quella di lanciarne uno al giorno per un periodo di poco più di tre mesi), ci sia stata in realtà parecchia artificiosità, programmazione, premeditazione.
Una volta identificato grosso modo il numero, a parte gli imprescindibili e i duplicabili (Platone, Aristotele, Cartesio, ecc.), si trattava di decidere chi escludere dal gioco. Operazione in alcuni casi dolorosa, tanto più che ho sempre apprezzato i cosiddetti “minori” ed anche le controstorie della filosofia (molto interessante, ad esempio, quella di Michel Onfray). Ho allora preferito affidarmi alla tradizione manualistica, dunque ad una modalità selettiva ed orientata già consolidata, ma non per questo assoluta e definitiva: del resto chi ci garantisce che tra un paio di secoli Heidegger non venga dimenticato mentre invece sarà Jonas a diventare il filosofo più studiato ed ammirato del Novecento, oppure qualche altro nome di cui ora nemmeno si sente parlare?
D’altro canto, non essendo io uno storico della filosofia (e nemmeno un controstorico) ho dovuto affidarmi ad altri (e comunque c’è sempre la possibilità di ripetere l’esperimento in futuro, magari con altri 100 controtweet).
Ma in prima istanza (e qui svelo un altro retroscena) è stato uno sforzo mnemonico a guidarmi: ho provato cioè a richiamare alla memoria, senza consultare alcun testo o manuale, tutti i miei studi storico-filosofici, ma ancor più l’impatto emotivo oltre che concettuale dei vari pensatori sulla mia formazione filosofica. Naturalmente ho poi colmato le inevitabili lacune mnemoniche con una rapida consultazione dei testi, ma solo a posteriori: prima di tutto volevo provare a “visualizzare” i concetti e le teorie, ad evocare le figure essenziali dei filosofi così come erano state sedimentate nella mia esperienza filosofica (compresi i tumulti e gli smottamenti esistenziali che si erano venuti a generare) – tanto è vero che all’inizio i tweet erano mentali, solo in un secondo momento ho cominciato a trascriverli.
Ebbene sì, poiché si tratta di una postfazione posso ora svelare trucchi e retroscena: i tweet sono stati concepiti e scritti tutti insieme prima del loro rilascio in rete. Del resto non poteva essere diversamente, se volevo rimanere fedele all’idea del numero 100 e alla sua organizzazione interna. Ciò non toglie che, cammin facendo, molti di essi (direi almeno la metà) sono stati via via modificati, anche se visualizzazioni sintetiche e pensieri cruciali sono rimasti quasi sempre fedeli all’intuizione originaria. Ciò che cambiava era semmai la forma, il linguaggio, la modalità espressiva.
A tal proposito, una delle questioni fondamentali è stata la scelta (non facile) del registro linguistico e comunicativo, e dunque di modalità espressiva e terminologia. Certo, doveva trattarsi di un linguaggio essenziale, senza fronzoli, con pochissimi aggettivi, comprensibile ai più, ma nello stesso tempo il più possibile efficace, o per meglio dire “d’effetto”; c’era poi il rischio (talvolta inevitabile) di risultare criptici o ermetici: ridurre la teoria delle idee di Platone o il sistema hegeliano o il Tractatus di Wittgenstein a 140 miseri caratteri non è certo un’impresa semplice (che poi i 140, vista la necessità dell’hashtag ripetuto ogni volta – 100sofia – si riducevano a 130).
Ma la sfida era davvero troppo affascinante per non essere tentata. Ho così provato a buttar giù i primi 10 tweet e li ho fatti leggere a titolo sperimentale a Mattia, un ventenne con un’infarinatura filosofico-scolastica: senza pensarci troppo (che era quello che volevo) mi ha risposto che erano ok, che gli sembravano chiari, interessanti, e che era una bella idea. E così ho continuato a lavorarci per tutta l’estate, finché a settembre i 100 tweet erano pronti.
Dentro – quasi tutti i presocratici; sacrificati – i pensatori ellenistici e quelli medioevali; abbastanza equilibrata la scelta dei pensatori moderni e contemporanei (anche se nel Novecento c’è stata qualche esclusione dolorosa ma inevitabile). Ho voluto dare spazio anche ad alcune svolte scientifiche e paradigmatiche ineludibili e, tutte le volte che ho potuto, ho anche cercato di fare il punto sull’impatto che il pensiero filosofico ha avuto nella mentalità sociale e nella concezione generale del posto degli umani all’interno del cosmo e della natura.
Qua e là ho usato parole non proprio filosofiche, con l’intento di conferire un certo colore ai pensieri, una possibile descrizione dell’impatto emotivo di cui ho detto sopra.
Ho poi pensato ad un tweet numero zero di lancio, quasi uno spot pubblicitario, con la conseguenza di portare il totale effettivo a 101, anche se l’ultimo tweet (che si riallaccia circolarmente al numero zero) figura come il centesimo tondo.
Ogni tweet (tranne i doppi per i “giganti”) dovevano avere nell’intenzione una loro autonomia e conclusività, ma rileggendoli in sequenza mi sono reso conto che, in realtà, i cento sono un unico testo, e che può aver senso renderlo unitariamente e (in ultima analisi) che lo si possa sganciare dal proprio contesto originario.
Così come chi mi ha pazientemente seguito per 100 (anzi 101) giorni ha dato segno di apprezzare, divertirsi, in qualche caso stupirsi, e comunque ricevere ogni giorno una piccola illuminazione (un rinvio, un ripasso, un contrassegno, una traccia, una finestra che si apre, una perla, ma anche l’irruzione di un dubbio o di una domanda) – in questa lettura integrale dei 100, uno dopo l’altro, magari a voce alta, potrebbe succedere qualcos’altro, persino di inaspettato: non certo per merito di chi li ha immaginati e scritti e fatti diventare un piccolo e folle esperimento, ma grazie alla scintillante bellezza che dai millenari pensieri continua tuttora ad emanare. Persino nella riduzionistica (e un poco scanzonata) forma di un cinguettio soffiato in rete

(per la cronaca, questa postfazione consta di 13366 battute!)

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4 Risposte to “La filosofia in 100 tweet (con una postfazione)”

  1. mariangela de angeli Says:

    Va bene anche questo, tanto oggi va bene tutto, ma pensare non è ritagliare twit

  2. md Says:

    Certo cara Mariangela, ma si può ritagliare (o sintetizzare) solo quando prima si è pensato.
    Del resto ogni forma di scrittura (ce lo insegnano i sapienti delle origini e poi Platone) è sempre un tradimento del pensiero.

  3. KingFarkas Says:

    Un caro saluto da un ammiratore segreto. Salutami il gatto 😉

  4. md Says:

    🙂

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