Preme compatta schiaccia

Seguo da anni le evoluzioni intellettuali e musicali di Giovanni Lindo Ferretti, e le seguo anche e nonostante la sua recente svolta mistico-cattolica (addirittura vaticana). Non è poi così incoerente tale “evoluzione” (che ad un marxilluminista come me non può che apparire come un’involuzione), leggendo alcuni testi delle canzoni di epoche (è proprio il caso di dirlo) precedenti. Certo, lo spirito critico e la non accettazione dei miti del nostro (e di ogni tempo) non comporta il marciare necessariamente in una direzione – né tantomeno baciare l’anello papale.
Tabula rasa elettrificata è stata una delle tappe esaltanti del cammino artistico (e spirituale) di Lindo, all’epoca nel progetto CSI, dopo quello punkettone CCCP e prima dei più eterei PGR. E il testo della canzone che apre l’album – Unità di produzione – con il suo ritmico, meccanico ed allucinato martellare, non smonta soltanto l’antico sogno tecnobolscevico (il comunismo coincidente con l’elettrificazione, secondo il vangelo di Lenin), ma più in generale il mito del progresso, la macchinizzazione del pianeta e della vita, l’ideologia produttivistica (che ha fatto strage a destra come a sinistra), il dominio totalitario della specie umana su tutte le altre specie – cioè quel premere compattare schiacciare delirante che vuole radere al suolo tutto, e ridurre ogni cosa ad una imbelle sterile igienica unità di produzione

Unità di Produzione
Che la terra è pesante
Non si può sollevare
Che la terra è pesante
Pesante da portare
E’ bassa troppo bassa
Preme e schiaccia
Fucina di potere temporale
Fucina di potere temporale
Un unico abominio clericale
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficienza d’inetto (delirio onnipotente)
Burocratica casta (dominio che sovrasta)
Potenza del pesante (efficienza d’inetto)
Preme compatta schiaccia (burocratica casta, potenza del pesante)
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
Unità di Produzione
Tecnica d’Acciaio
Scienza Armata Cemento
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Barbaro umanesimo bolscevico
L’età del bruci il mondo caschi in terra
L’età del tutto giù nuova la terra
Rosso fiammante
Splendente in età acerba di passione
Rosso fiammante
Ma senza età matura
Marcia impostura
Ma senza età matura
Marcia impostura
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficienza d’inetto
Burocratica casta
Potenza del pesante
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
Unità di Produzione
Tecnica d’Acciaio
Scienza Armata Cemento
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata…

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14 Risposte to “Preme compatta schiaccia”

  1. rozmilla Says:

    Mah … sono a “tabula rasa” rispetto a questo signore. Non conosco né lui né la sua musica, e non è il mio genere. Preferisco De Andrè, tanto per dirne uno (ma non solo)
    .
    Un’analisi psicologica all’acqua di rose … A me sembra uno che passa da un estremismo all’altro, e nella zona d’incontro di tutti gli estremismi uno vale l’altro; e anche uno che a bisogno di credere in cose forti per darsi importanza, perché senza le cose in cui crede sarebbe un nessuno, un palloncino vuoto. Perciò ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa di forte.
    C’è però anche da dire che non è che possiamo metterci al posto suo, come al posto di nessun altro.
    Ma secondo me è più difficile mantenersi nel mezzo, nella zona mediana. Le cose non sono mai né tutte nere né tutte bianche, e nemmeno tutte rosse o solo blu o rosa o gialle.

    Forse le tue riflessioni hanno qualche attinenza col post che ho pubblicato ieri, in cui mostro due culture distanti quasi anni luce. Mentre lo scrivevo mi sono accorta (ancor di più proprio perché lo scrivevo) che c’è del buono e del pessimo dappertutto. E che non esistono zone franche, o culture perfette, ma che forse anche nel sottosuolo di ognuna si può trovare del buono, come del pessimo.
    Aderire totalmente a una cosa sola, significa non darsi chance, possibilità di cambiare.

    (mi dispiace di scrivere sempre commenti, aver sempre qualcosa da dire, e non vorrei scocciare… ma visto che non si muove foglia …)
    un saluto

  2. rozmilla Says:

    anzi: …. un saluto allo psicopompo 🙂

    (non te lo toglie più nessuno ;-))

  3. md Says:

    @rozmilla: acc!
    su Lindo: no, credo che si tratti di un percorso molto più articolato, e che va al di là di estremismi o credenze forti (anche se il passaggio dal PCI emiliano al Vaticano non è poi così strano, tutto sommato si tratta sempre di “chiese”).
    Però credo che nel suo caso ci sia un forte legame con la terra, le radici, i cavalli, la cultura contadina, ecc. a contare più di ogni altra cosa.
    Evidentemente non hai avuto la tua fase “punkettona”…
    un saluto a te

    (non so se ci siano assonanze con il tuo ultimo post, non l’ho ancora letto, lo leggerò).

  4. xavier Says:

    L’ho ascoltato una sera dalle mie parti, tre o quattro anni fa, G.L. Ferretti. Non sapevo neppure chi fosse, e non posso dire di essermi stracciato le vesti dall’entusiasmo durante la sua performance poetico-musicale, credo anzi di essermi anche un po’ assopito, nonostante allora fossi più giovane. Chissà che fase stava attraversando in quel momento. Ricordo comunque una frase che non seppi bene interpretare, se fosse cioè legata ad un contesto provocatorio di cui mi era sfuggito il filo conduttore, o se davvero fosse pronunciata con piena adesione al suo significato: una cosa tipo “è bello morire per la patria” che mi provocò la voglia di mandarlo a quel paese seduta stante, cosa che ancor oggi mi pento di non aver fatto, ma che appunto trattenni, concedendogli il beneficio d’inventario di essermi distratto durante la prima parte della sua declamazione, alquanto noiosa, comunque. Sembrava crederci molto in quello che andava dicendo, e il tratto solenne e ieratico con il quale accompagnava i suoi versi, pareva volesse imprimere un senso definitivo alla poesia tutta. Per questo, sopprattuto, l’effetto su di me fu più che altro di insofferenza, quand’anche non di torpore e, per finire, di involontaria comicità: pareva un pallone troppo gonfiato per essere preso sul serio. Mi rendo conto di correre il rischio di voler essere io “definitivo” col personaggio in questione, e non mi sembra proprio giusto, considerata la scarsa conoscenza che ho delle sue opere, e del suo percorso. Leggendo la proposta di m.d. debbo aggiungere che me lo sono ricordato un po’ meglio, e addirittura me lo immagino declamare quei versi come quella sera. E, purtroppo o meno, mi viene ancora da ridere. Sorry, come critico di poesia proprio non ci sono.

  5. md Says:

    in effetti alla frase “è bello morire per la patria” la mia prima reazione è un solenne vaffanculo! (a prescindere da evoluzioni e percorsi poetico-spirituali)

  6. rozmilla Says:

    No, non ho avuto la fase “punkettona”, e si capisce che ormai non ce l’avrò più avere, ma nemmeno il PCI, veramente. Ero più figlia dei fiori, yoga e india … e sono “quasi” sempre stata una brava ragazza 🙂
    Ma se il percorso è quello che dici, di Lindo, allora forse ricorda vagamente il Rousseau reazionario della Nuova Eloisa (ricordo il tuo post sull’argomento). Ma no, dai …
    Comunque anche i figli dei fiori desideravano il ritorno alla terra, ma non al punto da diventare baciapile e approvare la lega e Berlusconi, essere contro l’aborto eccetera. Mah … siamo in sette miliardi e non so come la chiesa avrebbe intenzione di nutrire anche quelli che non nascono – forse con le ostie, che sono sottili? O di fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci?
    Le radici, sì … sono andata a vedermi la sua faccia, e mi son ricordata di aver ascoltato una sua intervista anni fa in cui diceva che era tornato alle origini, diceva proprio così: alla destra, come suo padre. Ha doppiato capo Horn, insomma … tornando indietro dalla parte … bho.
    E vedrai con questa crisi in quanti torneranno alle origini , o saremo costretti a farlo in ogni caso … per volontà generale involontaria. E quando saranno finite anche le ostie ci mangeremo i bambini.
    Qualcuno ha già proposto di mangiare prima i vecchi, ma gli scienziati hanno fatto quattro conti e dicono che non sarebbe una soluzione, ce ne sarebbe comunque per poco e non è una riserva ottimale: non è carne di buona qualità. Comunque io giovane non sono e nel caso …
    L’ultima parte del commento è humor noir, però giuro che l’idea di mangiare i vecchi l’ho trovata in rete in un sito pseudo-scientifico.
    Ma ho trovato anche un bel gruppo di assatanati che crede nelle profezie della madonna di Medjugorie l’apocalisse e la terza guerra mondiale.
    Mah mi pare a me che di questi tempi e meglio credere a quasi niente, e i personaggi pubblici, poi, se non sono loro belli gonfiati … le cose gonfie hanno sempre un certo fascino però, come i labbroni a gommone e cose così (mi vieto di continuare)

  7. md Says:

    ad ogni modo direi di lasciare Lindo al suo destino, e di tenerci – laddove ci possono piacere o interessare – le eventuali perle. T.R.E e Linea Gotica, ad esempio, sono lavori densissimi di pensiero, memoria storica, spiritualità. Erano i tempi in cui i CSI cantavano ad Alba leggendo Fenoglio o nella Mostar ferita a morte da una “pace terrificante”…

  8. locuspluviae Says:

    Il testo emana un certo sgradevole odore di ideologia, però è acuto e abbastanza pungente… l’ho gradito di più senza la musica, che tra il ritmo languido e la voce melensa trasmette più una atmosfera da festa della sangria che da opera impegnata.

    A proposito, avesti poi tempo/voglia di ascoltare quei pezzi che ti avevo mandato via mail?

  9. md Says:

    @locuspluviae: forse la sgradevolezza di cui parli deriva dal suo essere totalmente immerso nel novecento, pur volendone a tutti i costi uscire; a me piace molto la voce di Lindo, la trovo vibrante ed energetica, pur nella quasi monotonalità e scarsità melodica delle canzoni (del resto vi è una derivazione punk evidente);

    pensavo l’altro giorno a quella tua segnalazione – un lampo di memoria improvviso – ma in questo periodo sono (io sì) languido e inerte… tuttavia, prima o poi, riparerò

  10. locuspluviae Says:

    Sì sì, è del tutto probabile che derivi da quello, stavo constatando la mia reazione “qui e adesso”.

    Quando decidi di darci un ascolto mandami una mail, così faccio di nuovo l’upload.

  11. Andrea Says:

    Dai md, un bel post sull’ultima – ultima davvero – fatica di Guccini. Se lo merita.

  12. md Says:

    @Andrea: sai che non l’ho ancora ascoltato?
    mi riprometto di farlo con calma durante le vacanze…

  13. alex Says:

    Continuate così, bravi!

  14. Andrewp Says:

    Ferretti non si può giudicare con la stessa misura con cui si misura la cortesia di un bottegaio, per piacere, abbiamo un caso vivente di sintesi hegeliana in pace con se. Lasciamolo vivere a lungo e magari un giorno lodiamone il mito. Ne avremo bisogno noi

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