Seconda cronaca: bambini canonici alle prese con la grande domanda

In genere non preparo mai i miei incontri di filosofia con i bambini. O meglio, ho in mente qualche traccia, alcune parole-chiave, suggestioni di incontri precedenti. Ma nulla di più. Tuttavia, forse per una qualche maniera strutturale di funzionare della nostra ragione e del linguaggio, bene o male le discussioni si vanno organizzando secondo le canoniche tre aree della filosofia ellenistica: la logica, la fisica, l’etica. Si parte sempre dalla mente, dalle sue possibilità e capacità, dagli attrezzi che abbiamo a disposizione, dal “come funzioniamo”. Poi ci si guarda attorno (e anche un po’ dentro), per vedere com’è fatto il mondo, e di rimbalzo come siamo fatti noi, e che relazione c’è tra questa nostra costituzione e la costituzione del mondo, l’interno e l’esterno, e quale arché, legge o principio regga le sorti di tutto quanto. Ma poi si va sempre a finir lì: la morte, il senso della vita, il dolore, la felicità, io e gli altri – l’etica a tutto campo.

I bambini, da questo punto di vista, intuiscono già quali sottili differenze attraversino i piani labirintici del domandare: tra un chi (o che cosa) ha fatto il mondo, un come è stato fatto e un perché, sanno raccapezzarsi piuttosto egregiamente. E mentre per i primi due livelli sanno esserci le comode teorie scientifiche (o eventualmente religiose) a dar risposte a catinelle, per l’ultimo capiscono al volo che le cose si fanno un po’ più complicate.

Se poi il conduttore del gioco, un po’ perversamente, decide di introdurre surrettiziamente il concetto del nulla e chiede loro che cosa ne pensano e che rapporto c’è tra quel nulla e il qualcosa, anche polveroso, atomico o fantasmatico che deve pur esserci, altrimenti non saremmo qui a parlarne… beh, allora il gioco dell’astrazione rischia di farsi un po’ pesante. Il primo canone comincia a scricchiolare, il secondo è già sequestrato dalla scena scientifica, forse è allora meglio tornare al terzo, che per quanto impervio sia offre maggiori possibilità creative.

La grande domanda, il libro del geniale illustratore tedesco Wolf Erlbruch,  ci riporta così sulla carreggiata. Le risposte sono variegate ed imprevedibili, talvolta buffe (come i disegni) o perfino impacciate: “per svegliarti presto” – risponde ad esempio il panettiere, “per obbedire” – dice il soldato, “per imparare la pazienza” – ci suggerisce la saggezza del giardiniere, “per stare qui” – questa volta è l’immobile e parmenidea pietra a parlare, “per contare fino a tre” – è l’ovvia risposta del numero in questione, “per accarezzare le nuvole” – è quella poetica dell’aviatore, “per amare la vita” – è la dialettica e sibillina risposta della morte… Ma la risposta più simpatica è quella dell’anatra (la stessa che sarà protagonista di un successivo meraviglioso albo proprio sulla morte): “non ne ho la più pallida idea“.
Il libro si chiude con due pagine interamente bianche – cosa che fa notare alla solita Martina come tutti i personaggi latori di risposte escano a loro volta dalla pagina vuota, e dunque dal nulla, annotazione intelligente al quadrato visto che: a) è concettualmente così; b) è anche una precisa scelta estetica dell’illustratore.
Ma non è finita: dopo il nulla c’è ancora qualcosa, una sorta di registro in cui annotare in date successive le successive risposte. Come a dire: la relatività della risposta dipende da chi si è, da dove ci si trova e da quando si è – una “lezione” che è bene che i bambini imparino presto.
Dimenticavo (ma non serve specificarlo, poiché si sarà già capito): la grande domanda è “perché sei qui?“.

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4 Risposte to “Seconda cronaca: bambini canonici alle prese con la grande domanda”

  1. Fabio S. Says:

    Perche’ sei qui?

    E’ esattamente la domanda che ha posto il prof. Pier Luigi Celli al figlio, invitandolo ad andare all’estero.

    L’Italia dunque non e’ (o non e’ piu’) un Paese nel quale poter aspirare alla felicita’?

    Troppi privilegi e sostanziali ingiustizie rischiano di farla scivolare in un’eta’ premoderna. Pre Rivoluzione francese, per intenderci.
    Dove il lignaggio conta piu’ del merito.

    Tutto cio’ e’ noto. E rischia di far implodere il nostro Paese.

    Cio’ detto, risponderei alla lettera di Celli citando il grandissimo Hegel:

    “Non preoccuparti del futuro, ma cerca di diventare fermo e chiaro nello spirito, PERCHE’ LA TUA FELICITA’ NON DIPENDE DAL TUO DESTINO, MA DA COME RIESCI AD AFFRONTARLO”.

    Quindi la mia risposta e’: non vado in esilio, neppure volontario, ma resto in Italia consapevole delle difficolta’ e battendomi nel mio piccolo perche’ il mio personale destino e quello degli uomini accanto a me, sia un comune destino di felicita’.

    Ecco perche’ sono qui.

  2. md Says:

    @Fabio S.:
    ho letto proprio un minuto fa la lettera di Celli e sono giunto alle tue stesse conclusioni.

  3. democrazia turnaria Says:

    In un esorcismo che riporta Domenico Mondrone nel suo libro “A tu per tu col Maligno” (La Roccia,Roma ), satana gli dice:

    “Non vedi che il suo regno (di Gesù) si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Provati a fare il bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell’ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri (la luce più è radiosa e più infastidisce Satana; non sono le lampadine spente dei poveri peccatori ad impensierirlo. Egli perciò si scatena contro i ministri di Dio! – n.d.a ). Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora ero riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l’odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni, l’ideale di un paradiso di terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta riducendo in un’accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sessualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad ottenere il divorzio per sgretolare le famiglie. Vi ho portati a praticare l’aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lasco intentato, e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non potersi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio Colui che vi ha creati”. Poi aggiunse: “In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità con funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell’ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti, dei frati e delle suore, fino ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi; tolti di mezzo i Suoi “operai della Vigna”, subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo”. Quindi rivelò:

    Quali sono i suoi migliori collaboratori: “A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messe o non credono a ciò che fanno sull’altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle che celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere”.
    Quali sono i suoi più grandi nemici: “Quelli legati alla Sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i suoi interessi che zelano la sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non si sia mai fatto contaminare, che si serve della messa, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno”.
    Infine satana, mostrandogli una folla sterminata di giovani in una piazza di città gli disse: “Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!… E’ tutta gioventù passata dalla mia parte. E’ gioventù mia. Molta l’ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti sù senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su ateismo sindacale. Lì hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l’uomo. Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di lui, che resiste a scomparire. Ma scomaprirà. E’ fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E’ stato un gigantesco lavaggio al cervello, e ci serviremo di questo per tutti coloro che osassero ancora tenersi aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome verrà più ricordato. Le poche cose di resistenza che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le annienteremo col terrore. Ci sono per i resti decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l’altro devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l’unico signore del mondo sono io…”
    In una seduta medianica: “Io copro di rovine il mondo, lo inondo di sangue e di lacrime; io deformo ciò che è bello, rendo sordido ciò che è puro, abbatto ciò che è grande; faccio tutto il male che posso e vorrei poterlo aumentare fino all’infinito. Io sono tutto odio, niente altro che odio. Se conosceste la profondità, l’altezza e la larghezza di quest’odio, avreste un’intelligenza più vasta di tutte le intelligenze che vi furono fin dal principio del mondo, anche se queste intelligenze fossero riunite in una sola. E quanto più odio, tanto più soffro, ma il mio odio e le mie sofferenze sono immortali come me, perché io non posso non odiare, come non posso non vivere sempre. Ciò che accresce in me questa sofferenza, ciò che moltiplica questo odio è il pensare che io sono stato vinto, che odio inutilmente e che faccio tanto male inutilmente. Ma che dico, inutilmente? No! Una gioia l’ho, se posso chiamarla tale; è l’unica gioia che io abbia; quella di uccidere le anime per le quali Egli ha versato il Suo sangue, per le quali è morto, risorto e salito in cielo. Ah, si! Io rendo vana la sua incarnazione, la sua morte; le rendo vane queste cose per le anime che uccido. Capite? UCCIDERE UN’ANIMA!!! Egli l’ha creata a Sua immagine, l’ha amata di un amore infinito, per lei fu crocifisso. Ma io quest’anima gliela prendo, gliela rubo, la uccido e la perdo con me. Io quest’anima non la amo, ma l’odio sommamente; eppure essa mi ha preferito a Lui. Come mai io dico queste cose? Vi potreste convertire, anche voi! Potreste scapparmi! Eppure debbo dirle queste cose, perché Egli mi costringe. Volete sapere quanto io soffro e quanto odio? Io sono capace di odio e di dolore nella stessa misura con cui ero capace di amore e di felicità. Io, Lucifero, son divenuto satana, l’avversario. In questo momento io ho tutta la terra nel mio pensiero, tutti i popoli, tutti i governi, tutte le leggi. Ebbene, io tengo la direzione di tutto il male che si prepara. E, dopo tutto, quale vantaggio me ne viene? Io sono stato vinto già prima! Tuttavia qualche vantaggio l’ho ricavato; io gli uccido delle anime, delle anime immortali, delle anime che Egli ha pagato sul Calvario” ( J.Daniel, Lucifero smascherato, EP).

    da http://www.mariadinazareth.it/inferno%20libro%20a%20tu%20per%20tu….htm

    filippo matteucci

    http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-parte-2.html
    http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/05/il-sistema-in-cui-viviamo-il-sistema.html

  4. md Says:

    @democrazia turnaria:
    perdona la franchezza, ma “chi nicchi nacchi” – per dirla alla siciliana – esorcismi, mondrone, maligni, satana e minchiate simili?

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