Destra sinistra sovranismo liberismo

Pur nella sua sconsiderata brutalità, la frase attribuita al commissario europeo Oettinger “I mercati insegneranno agli italiani a votare”, rivela il nodo attorno a cui ruota ormai quella che appare sempre di più la futura polarizzazione elettorale (in Italia e non solo): sovranisti contro europeisti, (ma sarebbe meglio dire liberisti), destinata ancor più del recente passato ad oscurare quella di destra e sinistra, sempre più svuotata dei tradizionali significati che per un paio di secoli l’hanno caratterizzata.
La Lega sovranista, una sorta di neo-NSDAP, al momento egemone nel dibattito, sfrutta lo slogan “padroni a casa nostra”. Niente di più falso e fuorviante di quello slogan: siamo sempre ospiti di passaggio, entro sfere crescenti di necessità, dei luoghi fisici e sociali nei quali ci troviamo a vivere. Che non vuol dire che non si possano modificare, ma che occorre avere coscienza profonda e rigorosa delle condizioni date per poterlo fare, per non parlare degli obiettivi che ci si propone.
(Oltre al fatto che nessuno è padrone – se non entro la relazione hegeliana di servo e padrone, condizione quantomai dialettica e storicamente determinata, dunque destinata ad essere superata – Aufhebung – tramite il conflitto sociale).
La questione vera sta nella linea del potere e del comando, di cui si sono perdute tracce certe: in massima parte non è un politico eletto, più o meno democraticamente e sottoposto a verifica costante, colui che decide quelle condizioni, quanto piuttosto entità sfuggenti – mercati, spread, tecnocrati, borse, stacks, algoritmi (i meccanismi finanziari che modificano il fantomatico spread sono in gran parte determinati da automatismi algoritmici).
L’idea sovranista contiene in sé l’illusione di poter determinare e controllare anche ciò che è indeterminabile e incontrollabile, se non contrattabile, spesso in maniera conflittuale, a livello internazionale e geopolitico.
(Anche se occorre ricordarsi che sovrana, in ultima analisi, è la Natura, che ci chiede sempre più conto di una crescente pressione demografica e materiale della specie, soprattutto in relazione ai suoi modelli incontrollati di espansione e di sviluppo).
Gli antisovranisti non hanno però argomenti contrari sufficienti: euro (che è solo una moneta, nulla di più, senza peraltro un potere politico definito che la emette) ed Europa non scaldano più il cuore (ammesso lo abbiano mai scaldato davvero). La Costituzione è per lo più – socialmente ed economicamente – disattesa e inapplicata. Ma soprattutto è stata rimossa dalla scena politico-sociale la lotta di classe, considerata un ferrovecchio, e incredibilmente rispolverata dagli avversari con connotati reazionari (come peraltro già avvenuto nella storia: il partito nazista era il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori – Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, occorre non dimenticarlo mai).
E dunque? Ci può essere un “sovranismo” sociale e comunitario, democratico e non escludente? Andrea Zhok pensa di sì, come fa in questa breve nota , dove scommette su “un sovranismo democratico e non nazionalista”. Non era, un tempo, proprio lo stato sociale, frutto del lavoro politico e delle lotte secolari dei lavoratori, a temperare le ingiustizie e a frenare al contempo le pulsioni aggressive, nei confronti di capri espiatori interni od esterni?
Francamente non so dire come si possa uscire da questa trappola pseudodialettica tra sovranismo e globalismo (di cui l’europeismo è pur sempre un corpo intermedio, in vista anche di incombenti confronti geopolitici – Cina, India, USA, ecc). L’alternativa concreta di una platea globale di individui atomizzati, narcisisti, omologati e consumatori, dominati da un’economia totalitaria, mi fa orrore.
Forse ci troviamo al momento in un cul de sac.
Epicuro consiglia, per ogni evenienza, di limitarsi ai bisogni primari (desideri naturali necessari), così da essere pronti a rinunciare a quelli vani, del tutto inessenziali: insomma, chi non ha né risparmi né proprietà da preservare (ciò che angustia il democristianissimo Mattarella) avrà senz’altro meno catene e meno sovrani da cui dipendere.

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