L’essenza (in movimento) dell’etica

(dedicato ai guerrafondai, ai razzisti, agli xenofobi, ai violenti, ai sessisti, agli omofobi, transfobi, misogini e a tutti gli ossessionati dall’identità mortifera che promana dalla “vita senza concetto”, dalla fobia e dal nichilismo che prevede soltanto sé e non l’altr*-da-sé – con un sonoro ed eticissimo vaffanculo!)

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9788806231293«Alcuni filosofi ritengono che ogni buona lezione sull’etica debba concludersi con una teoria preconfezionata da portare a casa per sapere quali sono le buone azioni, e quali quelle cattive. Io, invece, sto cercando di dimostrarvi che sapete già perfettamente distinguere ciò che si deve da ciò che non si deve fare. Sapete già che l’amore non ha sesso né genere, che ogni forma di vita non deve essere uccisa se non è davvero necessario, che le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti, che si lavora per vivere ma non si vive per lavorare e che i vostri diritti terminano dove comincia la sofferenza di un altro corpo.
Sappiamo tutto questo, però lo ignoriamo. Edifichiamo una realtà sociale che considera normali fenomeni come l’omofobia e lo specismo, il razzismo e il sessismo, le guerre e i conflitti sul lavoro. Ecco la mia tesi. Se il movimento diventa così immorale – immorale e ingiustificato – cessa di essere movimento e si costituisce come vita senza concetto. Se l’umano è essenzialmente in movimento, allora chi si ferma smette di essere umano. L’immoralità è disumana. La violenza contro la diversità è il fallimento dell’etica proprio come l’idea che il Sole giri intorno alla Terra è il fallimento della scienza. Dover argomentare che l’omosessualità è normale è immorale. Essere costretti a rivendicare la propria normalità, quando non si toglie nulla agli altri, rende l’etica un falso movimento».

Credo che quanto esposto sopra da Leonardo Caffo sia in perfetta sintonia con l’ontoetica di matrice spinozista su cui sto da tempo riflettendo. Se per Lévinas l’etica viene prima dell’ontologia, la fonda – nell’irriducibilità e nell’espressività dell’essere del volto – credo si possa pensare anche ad una simultaneità di etica ed ontologia: l’una si dà insieme all’altra. Ogni ente, ogni forma di vita sono iscritti già da sempre in una dimensione etica che ne garantisce il diritto ad essere quel che sono, in forza della medesima esistenza, del proprio essere e poter essere – e non di un dover essere che venga loro prescritto (in genere dall’alto, dal potere, dalla tradizione, dai codici normativi, dalle maggioranze).
L’identità è così sempre alterità e diversità, movimento, divenire di sé, ciò che da sé muove all’altro-da-sé – e non ciò che viene ingessato in una maschera immobile e mortifera, fobica ed immunitaria.

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