Settimo lunedì: speranza vs responsabilità

martedì 22 aprile 2014

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Il principio responsabilità è il titolo di un libro pubblicato nel 1979 dal filosofo tedesco Hans Jonas, che richiama espressamente un’opera della metà del secolo scorso - Il principio speranza – del filosofo marxista Ernst Bloch. Da questo incrocio nasce il titolo dell’incontro di questa sera.
Prima di occuparci di questi due filosofi e delle opere citate, vorrei però richiamare l’attenzione sui motivi – essenzialmente affettivi ed emotivi – delle categorie evocate:

speranza / paura

(è Jonas stesso, come vedremo, a parlare di “euristica della paura” quale elemento essenziale dell’etica della responsabilità).

Ho trovato una eccellente definizione di questi due “affetti” in un filosofo che di passioni e di sentimenti umani si intende parecchio, e di cui già abbiamo parlato, Baruch Spinoza:

“La speranza (il timore) è una letizia (tristezza) incostante, nata dall’idea di una cosa, futura o passata, del cui evento in qualche modo dubitiamo” (Etica, parte III, Definizioni degli affetti, prop. XII-XIII)

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Aforisma 83

domenica 20 aprile 2014

Sentirsi corpo tra i corpi, non mente sopra i corpi.

Wagner in un tweet e una domanda

venerdì 18 aprile 2014

L'oro del Reno_Marina MussetUn tempo si sarebbe detto “in pillole”. Ora va di moda riferirsi al celebre cinguettio globale. Ma la sostanza non cambia.
Per ascoltare l’intero ciclo dell’Anello del Nibelungo di Wagner occorre darsi molto tempo: dura circa 17 ore – dall’alba al tramonto se si è in estate – da moltiplicare per svariate volte se si vuole studiare e gustare appieno. (Magari, se e quando andrò in pensione…). Wagner ci mise ben 26 anni a concepirlo, scriverlo e terminarlo (con una lunga pausa nel mezzo).
Il direttore d’orchestra e musicista Lorin Maazel ha però in parte risolto il problema scrivendone una temeraria “riduzione” – The ring without words – una suite sinfonica concepita per esaltarne i passaggi orchestrali essenziali: un intero ciclo drammatico concentrato in 70 minuti di musica.
Ad un primo ascolto in cuffia ero rimasto molto colpito dall’incipit, quasi una rappresentazione sonora del concetto di arché così come l’avevo trovato espresso nel libro di James Warren su I presocratici: un che di sorgivo e nel contempo fluente, un sorgere-fluire permanente, che però viene dalle cavità più profonde, dai precordi dell’essere. Del resto si tratta della rappresentazione sonora di un fiume, l’oro del Reno da cui tutta la vicenda prende avvio. Un’impressione che mi è stata poi confermata da un passo del critico letterario Francesco Orlando, il quale scrive:

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Il sopracciglio di Hegel

lunedì 14 aprile 2014

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Mi guarda accigliato. Da mesi sta sotto una catasta di libri, tra i quali sporge imperiosa l’Etica di Spinoza. A seconda dei movimenti della pila, vedo talvolta la bocca severa, talaltra il naso pronunciato, oppure gli occhi glaciali.
È l’effigie di Hegel sulla copertina dei Lineamenti di filosofia del diritto, edizione Laterza, anno 1987. Il libro sta lì da tempo immemorabile, poiché intendevo scrivere qualcosa su quella straordinaria Prefazione, specie le sue ultime quattro pagine, quasi una summa del pensiero hegeliano e della sua concezione del rapporto tra filosofia e realtà.
Ma giace abbandonato a se stesso, con lo sguardo del suo autore che sembra volermi biasimare per averlo tradito, roso forse dalla gelosia nei confronti del suo collega olandese. Ad ogni modo, non fu proprio lui a proclamare philosophieren ist spinozieren? Dunque che vuole da me?

Amore nettunico (con oblio)

mercoledì 9 aprile 2014

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«Esiste una sola specie di amore, al di là dello spazio e del tempo; tutti gli incontri sulla terra sono immagini, sono colori dell’unica e indivisibile luce. L’amore inteso in senso generale, l’amore nel turbine della temporalità è terreno, e nettunico; l’oceano è la culla dalla quale si erge Afrodite. Dai suoi abissi sgorga ciò che nell’amore è onda e ritmo, tensione e mescolanza, ciò che è meraviglioso e terribile. Sulla riva del mare e sugli scogli noi percepiamo la sua anonima canzone fatale, le profonde voci delle sirene che, emergendo e tuffandosi, ci attirano per perderci nel loro mare. L’attrazione è irresistibile».

[Ho ritrovato tra le bozze del blog questo passo, senz'altra indicazione, e rileggendolo non ho potuto capire né cosa fosse né come mai lo avessi trascritto - ovviamente ho subito capito che non era di mio pugno. Mi sarebbe piaciuto pubblicarlo così, in maniera anonima, ma la potenza di google me lo ha impedito, visto che nel tempo di un clic ne ho potuto individuare la fonte - ovvero Ernst Jünger, Nel palazzo. È un brano molto bello, ma la mia memoria rimane comunque avvolta dalle nebbie a proposito del luogo e delle circostanze di lettura. Mi fornisce però la ghiotta occasione di accompagnarlo al quadro di Botticelli, che forse mai più mi si ripresenterà...]

Amletismi – 19

martedì 8 aprile 2014

GramignaE se fosse proprio lei, la filosofia, ad alimentare le passioni tristi? Non bisognerebbe allora estirparla come gramigna dal giardino della vita?

In pace fra le eclissi

lunedì 7 aprile 2014

«Sera. I morti custoditi nella crosta terrestre, che girano ogni giorno la lenta ruota del mondo, in pace fra le eclissi, gli asteroidi, le polverose stelle nuove, con le ossa chiazzate di terra e le cellule del midollo che si trasformano in fragile pietra, le dita intrecciate alle radici, uniti a Thot e ad Agamennone, ai semi e alle cose non nate».

(C. McCarthy, Il guardiano del frutteto)

Rapporto 2.0

giovedì 3 aprile 2014

Sinapsi_Mauro_Bonaventura

Immagino si tratti di una semplificazione, ed un neuroscienziato avrebbe forse da ridire, ma mi pare di poter sostenere che il cervello sia essenzialmente fatto di sinapsi – di giunzioni e di impulsi – e che la mente funzioni come una rete parecchio sofisticata di relazioni: insomma, rapporti e rapporti. Rimane ancora (e forse lo sarà per un bel po’) problematico capire che rapporto ci sia tra i due piani, e quanto la mente sia riducibile alla sua base neurofisica – ancora di “rapporto” si tratta. La nostra attività essenziale parrebbe così quella di istituire rapporti, relazioni, connessioni (o, eventualmente, di disfarli: ma anche in negativo stabiliamo pur sempre rapporti).
Questo breve rapporto pseudoscientifico introduce al rapporto che l’altro giorno si è stabilito tra due fatti che mi sono occorsi e dove il termine “rapporto” – di nuovo – era centrale: stabilirò dunque un rapporto tra due fatti attinenti al concetto di rapporto. Un rapporto al quadrato.

Primo fatto: dopo aver visto un film – Il paese delle creature selvagge – nel corso di un cineforum che ho organizzato in collaborazione con le scuole, alla domanda che rivolgo “qual è secondo voi, in una parola, l’elemento essenziale di questo film”, un bambino se ne esce con la parola: “il rapporto”. Non c’è purtroppo stata l’occasione di approfondire (non era facile gestire un dibattito con 200 bambini di 10-11 anni), ma il dito puntato era chiarissimo: il caleidoscopio emotivo umano (che è poi il filo conduttore di quel film, peraltro bellissimo) ha al suo centro proprio la forma e la sostanza del “rapporto” che si può stabilire (o non) tra umani.

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Sesto lunedì: uomo agonale e uomo ri-creativo

venerdì 28 marzo 2014

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1. Areté e agonismo
Nella concezione antropologica del mondo greco, emerge un tipo umano che avrà conseguenze importanti per la cultura occidentale: l’uomo agonale, guerriero e atleta, che persegue quella che in lingua greca viene indicata con il termine areté.
La parola areté è traducibile innanzitutto con “virtù”, ma copre un’area di significati molto più vasta: eccellenza, qualità, valore, stato felice, prosperità, onore, stima, splendore, nobiltà, fama, merito.
È esattamente lo status tipico dell’eroe-guerriero di epoca omerica (incarnato ad esempio da Achille), che ha senz’altro dei tratti comuni con la figura dell’athletès: colui che lotta (agonistès) per la fama e il desiderio di onori (philotimìa).
Il tratto comune e fondativo di questa figura eroica di guerriero-atleta è ben sintetizzato dal verso omerico

Essere sempre il migliore e superiore agli altri

che compare nei libri VI e XI dell’Iliade.

L’agonismo che lega queste due figure è ben presente ad Esiodo, un celebre poeta del periodo a cavallo tra VIII e VII secolo a.C., che distingue però tra due tipi di contesa (eris): quella distruttiva, ovvero la violenza cieca ed insensata (ybris – ben rappresentata dall’ira funesta di Achille con cui il poema omerico si apre) e la sana competizione per la gloria, gli onori (e, se si vuole, il progresso degli umani).
Bisognerebbe a questo punto entrare nel merito della concezione tragica e conflittuale dell’esistenza (e del cosmo) che caratterizza il pensiero greco, ben sintetizzata dal celebre aforisma di Eraclito “Pòlemos – cioè la guerra – è padre di tutte le cose”. Stabilire poi quale sia il confine tra contesa distruttiva e conflitto progressivo, rimane un problema ancora aperto.
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Aforisma 82

lunedì 24 marzo 2014

(sulle orme di Derrida)
La filosofia è essenzialmente “oblio calcolato” dell’animalità – quella stessa animalità che nel guardarci ci spoglia di ogni eccezione ed humanitas: reminiscenza di un nudo corpo senza “io”.


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