Il fantasma di Mahler

lunedì 29 settembre 2014

Kokoschka

La rincorrevo da tempo.
Per lo meno dal 2011, da quel giorno di maggio in cui l’orchestra non si fermò, come mi aspettavo, al termine dell’Adagio, e continuò imperterrita per altri 4 movimenti, fino a concludere una sinfonia che mi apparve vastissima e complicatissima, e che ascoltai con il fiato sospeso. Dunque io fino ad allora mi ero perso tutto quel ben di dio musicale? c’era ancora un intero giacimento mahleriano da cui estrarre tesori, e io non ne ero nemmeno al corrente?
Si trattava però di un vero e proprio fantasma, di uno scheletro diseguale che un certo Deryck Cooke aveva cercato di rinsanguare, rimpolpare e riportare in vita. Sfidando oltretutto la secolare maledizione del numero 9 in ambito sinfonico: non pochi musicisti avevano sbroccato, in superstizioso onore del maestro assoluto Beethoven, nel trovarsi ad affrontare ed eventualmente superare il fatidico numero (su tutti Bruckner, che aveva “annullato” il numero di una delle sue sinfonie).
Sto ovviamente parlando della Decima sinfonia di Mahler, di cui ieri ho finalmente ascoltato dal vivo la versione del compianto maestro russo Barshai, che, a giudizio di alcuni critici, pare essere finora la migliore e la più plastica, almeno dal punto di vista dell’orchestrazione e del risultato strumentale (ma non mi addentrerò, come al solito, in faccende tecniche, che lascio volentieri ai musicologi, essendo io un semplice spettatore ed ascoltatore, niente più).
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Leibniziana 3 – Il labirinto del continuo

mercoledì 24 settembre 2014

pulviscolo

(riprendendo il filo da troppo tempo interrotto…)

4. Egualmente, non è da temersi che una sostanza semplice possa dissolversi, e neppure è concepibile che possa estinguersi naturalmente.

5. Per la stessa ragione non v’è alcun modo, per cui una sostanza semplice possa avere un’origine naturale, poiché essa non potrebbe sorgere per composizione.

Una sostanza semplice sfugge alle leggi naturali della dissoluzione (della morte), così come della composizione (nascita): cioè né composizione né scomposizione, proprio perché non si tratta di corpi, o di figure materiali.

6. Cosicché può dirsi che le monadi non possono cominciare e finire che d’un colpo: cominciare cioè per creazione e finire per annientamento, mentre ciò che è composto, comincia e finisce per parti.

La conseguenza è che la monade si dà… d’un colpo! Creazione e annientamento… ma ciò sfugge non solo alle leggi fisiche, bensì anche a quelle logiche: come può qualcosa uscire dal nulla o ritornarvi?
La conclusione di questo ragionamento sta nella celebre metafora delle monadi senza finestre, su cui torneremo, che ha anche la funzione di respingere le antiche tesi scolastiche su percezione, accidenti e sostanze.

***

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Una storia della filosofia in 100 tweet

sabato 20 settembre 2014

images

Parte oggi sul mio profilo twitter un esperimento un po’ ardito, ma che mi intriga molto. Pubblicherò infatti una microstoria della filosofia in 100 tweet (in verità 101, dato che ci sarà anche il tweet-pilota numero 0), al ritmo di uno al giorno.
Avrà senso? Servirà a qualcosa? Boh, non lo so. So solo che io mi sono divertito molto a concepirlo e spero che divertirà e/o incuriosirà qualche lettore della rete. Ovviamente è pura follia concentrare in 100×140 caratteri (circa) 2500 anni di pensiero. Ma ci vuole anche una certa dose di follia a filosofare, no?
Non poteva mancare l’hashtag, che sarà ‪#‎100SOFIA‬
Potrete seguire i tweet anche dal blog, in cima al blogroll qui accanto a destra, dove compariranno via via.

(È certo che se il me stesso di una decina di anni fa potesse leggere quel che ho scritto qui sopra, mi prenderebbe a sonore e luddistiche martellate!)

Rousseau è su Facebook! (e ci guarda)

lunedì 15 settembre 2014

Panopticon

Byung-Chul Han legge l’attuale società globale come pervasa dal mito della trasparenza.
Si attribuisce a questo termine, in genere, una caratteristica di positività: un potere trasparente, rapporti trasparenti tra le persone, maggiore trasparenza nell’agire pubblico dovrebbero in teoria giovare al buon funzionamento della società.
Salvo che, a ben vedere, La società della trasparenza (questo il titolo del suo recente saggio edito in Italia da nottetempo), proprio in quanto affetta da un eccesso di positività (tutto in evidenza, nulla in ombra, via ogni negativo) si trasforma in un dispositivo sociale quantomai oppressivo.
Han, com’è nel suo stile, abbozza molti argomenti senza approfondirli, esponendoceli in una serie di brevi capitoli per tesi e suggestioni. Sullo sfondo i concetti già esposti nel breve saggio La società della stanchezza (società della prestazione, iperpositività, autosfruttamento, ecc.).
Riprenderò qui alcuni riferimenti che potremmo definire “inquietanti” a proposito del concetto di trasparenza inteso come “far luce”, “illuminare”, “svelare”, significati tipici (se non archetipici) del pensiero filosofico da Platone in poi.
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Aforisma 87

mercoledì 10 settembre 2014

Ogni guerra contiene in sé le ragioni della successiva.

Luce insolita

lunedì 1 settembre 2014

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«Infatti non vedo la totalità di alcunché. Né riescono a vederla coloro che promettono di mostrarcela. Di cento membra e volti che ciascuna cosa possiede, ne scelgo uno, talora per lambirlo soltanto, talora per sfiorarlo, e a volte per arrivare fino all’osso. Do una stoccata per penetrarvi non il più ampiamente ma il più profondamente possibile. E mi piace per lo più coglierlo in una luce sempre insolita» (Montaigne, Saggi, I, 50, 490)

Nietzsche su Montaigne

lunedì 25 agosto 2014

«Veramente per il fatto che un tal uomo abbia scritto, il piacere di vivere su questa terra è stato aumentato».

Seduti sul nostro culo

lunedì 18 agosto 2014

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«Saper godere del nostro essere così com’è è una forma di perfezione assoluta, e quasi divina. Noi cerchiamo condizioni diverse perché non siamo capaci di fare buon uso della nostra, e usciamo fuori di noi perché non sappiamo vedere quel che c’è dentro. Se pure saliamo sui trampoli, dovremo comunque camminare con le nostre gambe. E anche sul più alto trono del mondo saremo sempre seduti sul nostro culo».

È questo un quasi-testamento di Montaigne, posto com’è a conclusione dei suoi Saggi, e con cui sembra dirci che è meglio vivere «senza mirabilia e senza stravaganze» (queste le espressioni da lui usate) – cioè in una condizione piuttosto anti-filosofica e anti-straniata. In sé, non fuori di sé – che è quasi un senza sé. Essere confuso con-essere. Filosofare è allora piuttosto ritornare dal viaggio straniante di una vita, al punto di partenza, al grembo naturale – pur sapendo che quel grembo e quella natura non sono più innocenti, edenici, intoccati.
Tuttavia ripiombare di tanto in tanto col culo a terra non può che farci bene…

Il flâneur

lunedì 11 agosto 2014

flaneurIl mio primo impatto serio con la filosofia – ne ho già narrato qui – avvenne esattamente 30 anni fa. Ed è indissolubilmente legato ad una persona – Franco Crespi – che da 3 anni non calca più questa terra. Non è un caso che utilizzi questa metafora (una delle tante perifrasi per non nominare la morte), dato che la sua figura è indissolubilmente legata a quella di un tipico flâneur cittadino. Un flâneur in verità un po’ ammaccato negli ultimi tempi, per ragioni di salute e di trascuratezza. Ma mi piace tornare col pensiero a quel 1984, l’anno in cui lo conobbi e in cui mi innamorai follemente della filosofia: lui fu uno dei tramiti seducenti e fascinosi di questo innamoramento che, tra alti e bassi, perdura tuttora, anche se è ormai più un amore consunto e abitudinario, con dei ritorni di fiamma sempre più rari (non è vero che è così, ma mi piace scriverne così, è letterariamente più interessante e romantico).
Ma torniamo alla flânerie crespiana: incedeva per le vie della città col suo metro e ottanta e la sua chioma argentea e svolazzante, gli occhi celesti (che talvolta guardavano chissà dove) e bisognava a tutti i costi percorrere chilometri e chilometri con lui, discutendo di ogni cosa, dato che pensare e camminare erano intimamente legati. Ma non parlo di un camminatore qualsiasi (camminare è anche l’andare ciondolante e svagato in campagna o quello ascendente e da marcia delle montagne – esistono molti camminatori, molti modi di camminare, così come molti modi di pensare), parlo proprio di un flâneur profondamente cittadino e radicato nella metropoli, allo stesso tempo antagonista, incazzoso ma anche sognante ed in perenne movimento.
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Aforisma 86

lunedì 4 agosto 2014

Liberté, egalité – le abbiamo mandate a fondo.
Fraternité – nonostante la sua genericità è ancora lì, tutta intatta e da realizzare.


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