Posts Tagged ‘gould’

Quarto fuoco: dadi e dande

lunedì 25 gennaio 2016

«La natura può essere davvero “crudele” e “indifferente”, in quanto non esiste a nostro beneficio, non sapeva che saremmo venuti e non le importa assolutamente nulla di noi» (Gould)

«Già ora abitiamo su un magnifico sasso vagante alla periferia della Via Lattea, schiacciati fra il gelido vuoto dello spazio esterno sopra di noi e colossali mantelli di magma incandescente sotto di noi, lì a metà, in bilico sopra zattere continentali in movimento e sotto una sottile striscia di atmosfera. In questa pellicola di gas instabili il 99% delle specie esistite nella storia naturale si sono già estinte e fanno parte dei cataloghi museali di un passato che non tornerà mai più» (Pievani)

Frasi come queste – la prima di un illustre biologo e paleontologo statunitense, la seconda di un filosofo della scienza italiano – parrebbero togliere ogni dubbio sulla nostra radicale contingenza, sul fatto cioè che siamo al mondo per caso (anche se non a caso), per una serie cioè di fortunate circostanze, e che nessuno o niente ci aveva previsto, programmato, pianificato. Le teorie finalistiche della creazione o del disegno intelligente non reggerebbero insomma alla prova dei fatti della storia della vita, e più che sorretti dalle dande della necessità noi saremmo stati gettati nell’esistenza attraverso un tiro di dadi.

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Tutto è forma, la forma è tutto

lunedì 11 gennaio 2016

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(inevitabilmente, dedico questo piccolo post
a quel grande creatore di forme che è stato David Bowie
– fino a fare di se stesso una perenne metamorfosi)

Vorrei saper scrivere un libro – una sorta di fenomenologia delle forme – che abbia la medesima mole, vastità di sguardo e profondità di Massa e potere di Canetti.
Credo di avere sempre avuto una grande predilezione per le forme. Si dirà che è ovvio, che non c’è umano che non ami le forme, che è grazie all’attrazione per le forme che ci si innamora, che si fanno esperienze estetiche, che si producono oggetti, che si costruiscono case, e così via.
Non vi è dubbio, ma l’amore intellettuale e sistematico per le forme – che pure possiedo solo in potenza e che invece vorrei saper esercitare in dettaglio, profondità e grande stile – richiede un salto di qualità ulteriore. Richiede una concentrazione intellettuale, una potenza dello sguardo e della capacità di osservazione che solo i grandi artisti e i grandi naturalisti possiedono.
[Tra l’altro, en passant: forme biologiche e forme estetiche, natura e arte, i due organismi essenziali della produzione idealistica secondo la filosofia di Schelling, un pensatore piuttosto dimenticato, e messo in ombra dall’hegelismo, che forse sarebbe il caso di riesumare].
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Perle di fine anno – 2

lunedì 28 dicembre 2015

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«Gli animali di Burgess sono oggetti sacri, nel senso non convenzionale che questa parola ha in alcune culture. Noi non li collochiamo su un piedistallo né li veneriamo da lontano, ma scaliamo montagne e spacchiamo con la dinamite fianchi di colline per trovarli. Li estraiamo dalla roccia, li stacchiamo, li incidiamo con ogni cura, li disegniamo e li sezioniamo, sforzandoci di svelare i loro segreti. Li disprezziamo e malediciamo per la loro dannata intransigenza. Sono volgari piccole creature vissute sul fondo del mare 530 milioni di anni fa, ma noi le salutiamo con venerazione perché cercano di dirci qualcosa dalla notte dei tempi.»

[S.J. Gould, La vita meravigliosa]

 

Filosofia della contingenza – 3

martedì 20 dicembre 2011

Il tempo è un bambino che gioca coi dadi:
di un bimbo è il regno.
(Eraclito)

[Sommario: 1. La freccia del tempo – 2. Sassi vaganti – 3. Di nuovo: natura e cultura – 4. Parentesi ontologica: la crisi del fondamento – 5. Etica della contingenza – 6. Ancora una filosofia della storia? – 7. Due dilemmi a chiudere – La stoffa delle stelle]

1. Dalla teoria – corroborata da una serie di fatti – che la vita non ci avrebbe previsti (a rigore non avrebbe previsto nessuna delle sue creature o evoluzioni – ma, conseguentemente, essa stessa sarebbe del tutto contingente, cioè poteva benissimo non esserci), Telmo Pievani inclina verso una radicale filosofia della contingenza, ed ecco il motivo del titolo di questa serie di post.
La storia naturale è essenzialmente contingente poiché priva di alcun progetto a priori, ogni specie ed ogni storia di ciascuna specie essendo unica e contraddistinta da serie causali indipendenti la cui congiunzione ha prodotto, a posteriori, quel determinato risultato storico. Il nastro di ciascuna storia non è riavvolgibile, e la freccia del tempo evolutivo corre in una determinata direzione mossa da molteplici serie causali che si congiungono in modo improbabile, inaspettato ed univoco, e non c’è alcuna ragione perché debbano farlo sistematicamente o necessariamente. Questi sarebbero, tra l’altro, gli ingredienti non ancora metabolizzati della rivoluzione darwiniana, che finiscono per storicizzare quel che di solito si pensa sia immutabile: la natura e le sue leggi. Non solo la natura scorre, scorrono anche le sue leggi – e questo scorrimento, come abbiamo già annotato nel post precedente, non è uno svolgimento necessario e predeterminato,  ma un fluire radicalmente contingente.
Questo, tra l’altro, sembrerebbe non valere solo per la vita (tutto sommato un fenomeno minuscolo nell’economia del tutto) ma addirittura per il cosmo o i cosmi, l’universo o i poliversi. La domanda metafisica essenziale fa qui capolino – pure nel bel mezzo di un diluvio bioscientista – e fa risuonare la sua flebile (ma inflessibile) voce: perché, allora, l’essere e non il nulla?

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Filosofia della contingenza – 2

lunedì 12 dicembre 2011

[Chi non vuole sorbirsi le solite menate gnoseologiche e i soliti astrusi giri di parole del linguaggio filosofico, può saltare a piè pari questa prima parte e andar subito ai “fatti”, a partire dalla lettera a)].

Sono sempre stato sospettoso nei confronti della “tirannia dei fatti”, di quell’apologia cioè della realtà e del senso comune utile a smontare la pretenziosità filosofica; d’altra parte non ritengo nemmeno possibili teorie che non siano corroborate da fatti (o ragionamenti) e che ne dimostrino pubblicamente la validità. (Insomma: un colpo al cerchio ed uno alla botte!). Saremmo altrimenti nel territorio della fede o della credenza – dove esistono fatti miracolosi, o teorie da accettare a scatola chiusa.
Pur tuttavia, nessuna delle due tradizionali forme di riduzionismo gnoseologico mi ha mai convinto: né l’idealismo né l’empirismo, sia perché il primo finge di prescindere dai fatti (introducendoli spesso e volentieri in modo surrettizio), sia perché il secondo è pur sempre una teoria, che per di più non ha dietro di sé uno o più fatti inequivocabili. La malsana ed inveterata abitudine filosofica mi ha sempre portato a sospettare che dietro qualcosa ci sia qualcos’altro, che dietro un fatto (come dietro una teoria) ci possa essere rispettivamente una teoria (o un fatto), o magari qualcos’altro ancora: immaginazione, interessi, inconscio, ideologie non dichiarate – di nuovo, fedi o credenze. A maggior ragione occorre guardare all’intero e alle sue infinite correlazioni: un fatto non è mai isolabile da un contesto più generale, né una teoria da una sua base storica e contingente.
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